"ENERGIA
E FONTI ALTERNATIVE"

Petrolio:
5 ragioni per cambiare idea:
di Roberto Della Seta, presidente nazionale di
Legambiente
C'è
qualche esagerazione nelle grida di dolore di questi giorni per
il prezzo del petrolio alle stelle, e c'è al tempo stesso
parecchia sottovalutazione. Chi si straccia le vesti per i cittadini
sempre più tartassati dal caro benzina, sembra dimenticare
che in altri momenti più o meno recenti della nostra storia
un litro di super, o di benzina verde, costava in termini reali
molto di più, fino ad un euro e mezzo in prezzi attuali.
Così era, in particolare, verso la fine degli anni '70,
quando oltretutto gli italiani erano più poveri e dunque
la spesa per il carburante pesava di più sul loro reddito.
Ciò non significa, naturalmente, che le preoccupazioni
per l'impennata del prezzo di greggio e derivati siano infondate:
sono invece giustificatissime ma andrebbero inquadrate in analisi
e proposte più di respiro, che considerino il problema
energetico nel suo complesso. Che partano, per esempio, dalla
consapevolezza che il mondo è chiamato ad una transizione
energetica epocale, e che in tale cammino, finora incerto e lentissimo,
il "vecchio" è rappresentato tanto dal petrolio
e dal carbone come dalla fissione nucleare, la cui intrinseca
insostenibilità - in termini ambientali e di sicurezza
- è stata una volta di più ribadita dal drammatico
incidente alla centrale nucleare giapponese di Mihama in agosto.
Dove sta allora il "nuovo"? Prima di proporre qualche
risposta va sottolineato che l'odierna spirale all'insù
dei prezzi petroliferi non è che la punta di un ben più
ingombrante iceberg, della strutturale instabilità di un
sistema energetico, e in generale economico, che si regge per
buona parte sui combustibili fossili e soprattutto sul greggio.
Oggi questa nuova ondata di inflazione petrolifera, frutto di
circostanze essenzialmente geopolitiche, rischia di neutralizzare
in Europa e negli stessi Stati Uniti i primi timidi accenni di
ripresa economica, ma il problema non nasce certo con la crisi
internazionale degli ultimi due o tre anni. Ci sono cinque ottime
ragioni, vecchie di diversi decenni, per le quali i Paesi industrializzati
avrebbero dovuto da tempo - e dovrebbero oggi a maggior ragione
- puntare a ridurre sensibilmente i propri consumi di "oro
nero" e a promuovere il risparmio energetico. La prima è
politica: una risorsa come il petrolio concentrata in così
poche mani - i Paesi dell'Opec, le multinazionali del greggio
- è inevitabilmente destinata a venire usata da quanti
la controllano come un'arma di pressione o peggio di ricatto;
accadde nel 1973 dopo la guerra del Kippur, succede ora in una
fase quanto mai critica dei rapporti tra occidente e mondo arabo.
La seconda è economica: con le sole vistose eccezioni degli
Stati Uniti e della Russia, per il resto i Paesi occidentali importano
gran parte del petrolio che consumano, e perciò avrebbero
tutto l'interesse ad alleggerire questa che rappresenta la principale
voce passiva della loro bilancia commerciale; d'altra parte, la
tendenza all'aumento del prezzo del petrolio è destinata
a consolidarsi, per la crescita della domanda legata allo sviluppo
accelerato di grandi Paesi emergenti come Cina e India e per l'assottigliamento
delle riserve. La terza ragione è ambientale: a parte il
nucleare, il cui declino sembra inarrestabile anche per la sua
intrinseca insostenibilità in termini ambientali e di sicurezza,
i combustibili fossili sono la fonte d'energia più inquinante,
e la causa maggiore dei rischi di un progressivo riscaldamento
del clima. La quarta è una ragione tecnologica: scommettere
sulle alternative al petrolio richiede di promuovere la ricerca,
l'innovazione; un'economia meno "petrolio-dipendente"
è un'economia più moderna. La quinta ragione è
di equità internazionale: è certo auspicabile che
il Sud del mondo raggiunga rapidamente livelli di sviluppo paragonabili
ai nostri, ma se ciò avvenisse ai medesimi costi energetici
sostenuti dal mondo ricco, e sulla base della stessa "monocultura"
petrolifera, l'umanità andrebbe incontro a un collasso
climatico e ambientale; insomma, come dice il sociologo tedesco
Wolfgang Sachs il sistema energetico dominante è "incapace
di giustizia".
Allora bisognava, bisognerebbe, rispondere a una semplice domanda
e agire di conseguenza: come si può riformare il modello
energetico riducendone la dipendenza dal greggio? Le strade sono
tutt'altro che futuribili: occorre migliorare l'efficienza energetica
nei trasporti, nell'industria, nel settore residenziale, cioè
in parole povere ridurre il contenuto di energia per unità
di Pil che diventerà sempre di più una misura fondamentale
di competitività. E poi vanno incentivate le energie alternative
al petrolio, al carbone, al nucleare: che sono il metano, la più
pulita e diffusa tra le energie fossili, e soprattutto l'eolico
e il solare. Insomma, servirebbe una politica energetica, e qui
vengo al caso italiano. L'Italia non ha una politica energetica,
non ce l'ha da anni: viviamo alla giornata tra black-out più
o meno evitabili, progetti a pioggia di nuove centrali partoriti
fuori da ogni obiettivo generale in termini di priorità
tecnologiche e fabbisogni territoriali, ipotesi paradossali come
un inquietante ritorno al carbone, la tendenza a privilegiare
ulteriormente il trasporto su strada che tra tutte le forme di
mobilità è quella che consuma più energia
e produce più inquinamento. Così, nulla è
stato fatto per accrescere l'efficienza energetica del Paese,
che in dieci anni ha perso pesantemente terreno da molti Paesi
europei: elettrodomestici e lampadine a basso consumo, caldaie
a condensazione, scaldabagni solari, in Italia sono tuttora una
rarità; nulla per riequilibrare il sistema dei trasporti
a favore della ferrovia e del cabotaggio, anzi con la Legge obiettivo
si è imboccata la via opposta (oggi i quattro quinti dei
passeggeri e delle merci viaggiano su gomma, siamo la "maglia
nera" d'Europa); nulla, ancora, per sviluppare le fonti energetiche
pulite: nell'energia eolica siamo dietro anni luce alla Germania,
all'Austria, alla Spagna, nel solare siamo quasi all'anno zero;
e infine nulla per potenziare la ricerca sull'innovazione energetica,
a cominciare dall'idrogeno. Se l'Europa si è mossa poco
per ridurre i consumi di petrolio e carbone, l'Italia è
rimasta praticamente ferma: incapace di onorare gli obiettivi
sottoscritti di riduzione delle emissioni che danneggiano il clima,
e che in buona misura provengono dalla combustione del greggio
(dovremmo diminuirle del 6,5% entro il 2012 rispetto al 1990,
fino adesso sono cresciute di oltre il 7% mentre in Germania,
in Francia e nel Regno Unito sono scese di molti punti), incapace
persino di mettere a frutto gli incentivi per lo sviluppo delle
energie rinnovabili via via introdotti. Questo differenziale d'innovazione
energetica con il resto dell'Europa rischia oggi di tradursi in
un differenziale nei tassi di crescita del Pil e d'inflazione,
d'inchiodarci ad altri anni di stagnazione e ad un progressivo
declino.
Mai come per l'energia, esigenze ambientali e di sviluppo e competitività
camminano insieme, eppure c'è ancora qualcuno che incolpa
gli ambientalisti "nemici del petrolio" per i black-out
e propone come unica ricetta ai problemi attuali un aumento ulteriore
della nostra dipendenza dal greggio o peggio il ritorno al nucleare.
Come dicevano gli antichi cinesi, quando il saggio indica la luna
lo sciocco guarda il dito.
Dossier
Energia: Cambio di clima
(pdf)
Meno
consumi, più energia pulita per salvare il Pianeta:
16 febbraio 2005: entra finalmente in vigore il Protocollo di
Kyoto il trattato internazionale del 1997 con il quale i Governi
di molti paesi si sono impegnati a ridurre le emissioni di CO2
e dei gas responsabili dell'effetto serra.
Firma la petizione di Cambio di Clima per fermare l'effetto serra!
Aderisci alla campagna con "5 azioni per cambiare clima"
Con l'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto il nostro Paese,
come tutti i paesi firmatari, dovrà attuare tutta una serie
di comportamenti atti a ridurre le emissioni di tali sostanze
inquinanti. L'Italia però, nonostante abbia ratificato
il protocollo, ha seguito un percorso opposto rispetto agli obiettivi
prefissati, registrando del decennio 1990-2003 un incremento del
3% medio annuo dei consumi energetici e ad oggi ha aumentato di
circa il 10% le emissioni dei gas serra, mentre in Europa si è
avuta una diminuzione del 10% sui consumi e del 2,5% sulle emissioni
dei complessive dei gas climalteranti.
In corrispondenza di questa data importantissima Legambiente ha
lanciato Cambio di clima, meno consumi, più energia pulita
per salvare il Pianeta, una grande campagne nazionale di mobilitazione
e sensibilizzazione sui temi dell'energia e dei mutamenti climatici.
La parola d'ordine della campagna sarà il risparmio energetico:
informare e accrescere la consapevolezza dei cittadini e enti
a modificare i propri comportamenti quotidiani, senza sconvolgerli,
diminuendo progressivamente le emissioni di anidride carbonica
nell'ambiente. Utili suggerimenti si possono trovare in "5
azioni per cambiare clima" un vademecum sul risparmio energetico,
attraverso il quale si potrà aderire alla campagna comunicando
la propria azione di risparmio energetico. Mai come in questa
situazione, infatti, un piccolo gesto individuale e locale significa
contribuire globalmente alla salute della Terra. Usare l'automobile
con consapevolezza oppure utilizzare il sistema di riscaldamento
in maniera intelligente, sostituire le lampadine tradizionali
con quelle a risparmio energico o, più semplicemente, non
far scorrere l'acqua inutilmente mentre ci si lavano i denti.
Cambio di clima si articola attraverso diverse azioni:
I comuni amici del Clima
Gli Enti Locali, Comuni, Province e Regioni, possono diventare
"amici del clima", applicando "pacchetti di risparmio"
e aderendo alla campagna Cambio di clima con un impegno concreto
che si potrà articolare in diversi aspetti: dalla promozione
all'uso di fonti energetiche rinnovabili e di tecnologie a minore
impatto ambientale e a più alta efficienza nelle strutture
edilizie comunali (scuole, uffici, biblioteche, ecc.), all'incentivazione
al risparmio energetico e la diffusione delle fonti energetiche
rinnovabili attraverso i regolamenti edilizi, alla promozione
di campagne di informazione sul risparmio energetico nelle abitazioni
e nei consumi individuali, e sull'impatto locale e globale dei
cambiamenti climatici. Per informazioni: comuni.cambiodiclima@mail.legambiente.com
Scuole amiche del clima
Le scuole possono dare contributo significativo alla campagna
sia adottando concrete iniziative di risparmio energetico nei
propri istituti, sia promuovendo una migliore educazione ambientale
sul tema dell'energia. Inoltre possono diventare "amiche
del clima" adottando alcuni impegni concreti come operare
una analisi della situazione energetica dell'istituto, oppure
adottare un programma concreto di risparmio energetico a scuola,
o ancora promuovere azioni di cittadinanza attiva a scuola con
il coinvolgimento di alunni, genitori, cittadini. Per informazioni:
scuola.formazione@mail.legambiente.com
Centro Nazionale per la Promozione delle Fonti Rinnovabili - per
i cittadini e le imprese
Il Centro nasce con l'obiettivo di rappresentare un punto di riferimento
per la promozione, diffusione e sviluppo delle fonti di energia
pulite e sostenibili. E' uno sportello di informazione per i cittadini
e le imprese sulle opportunità concrete di sviluppo e utilizzo
delle fonti rinnovabili nel territorio; ma ha anche un ruolo di
comunicazione, formazione e organizzazione di iniziative pubbliche
di livello nazionale. Nel centro è allestita anche una
mostra permanente sulle fonti rinnovabili, rivolta prevalentemente
alle scuole e ai cittadini. La sede è a Rispescia, Grosseto.
Collegato alle attività del centro è il sito internet
dedicato alle fonti rinnovabili www.fonti-rinnovabili.it
Ecosportello energia per gli Enti locali e le pubbliche amministrazioni
Ecosportello Energia è lo sportello per lo sviluppo di
programmi e azioni per la realizzazione di politiche energetiche
a basso impatto. E' rivolto soprattutto alle Amministrazioni Pubbliche
e agli Enti Locali e si propone come aiuto concreto e diretto
per orientare scelte e comportamenti verso un uso più efficiente
e sostenibile dell'energia. Nel quadro delle nuove competenze
richieste a Regioni, Province e Comuni, Ecosportello Energia funge
da raccordo sul territorio tra le esigenze dei diversi attori
economici, sociali e istituzionali attraverso attività
di informazione e sensibilizzazione, corsi e seminari, aggiornamento
normativo. E' attivo anche il sito internet www.ecosportelloenergia.org
Il Contratto Mondiale per l'energia
Tra le azioni della campagna Cambio di clima, ci sarà anche
la promozione in varie sedi, italiane ed internazionali, del Contratto
Mondiale per l'energia, che propone di dar vita ad una rete continentale
sulle questioni energetico-ambientali, attraverso la quale consolidare,
unificare ed estendere le mobilitazioni contro le scelte energetiche
che mantengono al centro l'uso dei combustibili fossili e del
nucleare, e promuovere una piattaforma comune alternativa.
AzzeroCo2
E' l'iniziativa di Legambiente, Ambiente Italia e Kyoto Club che
consente ad imprese e amministrazioni pubbliche la volontaria
riduzione e la parziale neutralizzazione delle emissioni di CO2.
Per sapere come si articola azzeroCo2 si può consultare
il sito www.azzeroco2.it
Dossier fonti
energetiche rinnovabili:
(pdf )
Idee e proposte
per rilanciare le fonti alternative in Italia:
Le
fonti energetiche rinnovabili stanno vivendo una stagione di grande
sviluppo a livello mondiale con un peso sempre più rilevante
nella bilancia energetica. Gli investimenti nella ricerca e nell'innovazione
tecnologica, la diffusione e la sperimentazione in diversi Paesi
ha permesso di realizzare una crescita di potenza e efficienza
degli impianti impensabile solo dieci anni fa. L'eolico è
oggi la fonte energetica con il maggior tasso di crescita a livello
mondiale, con una crescita annua pari al 40%, mentre la superficie
di pannelli solari è più che decuplicata in dieci
anni. L'Europa sta svolgendo un ruolo da capofila in questo processo,
con obiettivi chiari e ambiziosi da parte dell'UE, ma anche risultati
straordinari nei Paesi che con più forza hanno creduto
e investito nelle nuove fonti energetiche pulite, che hanno visto
negli ultimi anni la creazione di decine di migliaia di nuovi
posti di lavoro all'interno di un sistema industriale all'avanguardia.
Nelle proiezioni dell'International Energy Agency le fonti rinnovabili
possono arrivare a soddisfare il 20% della domanda di elettricità
mondiale al 2020, e il 50% di energia primaria nel 2050. Il binomio
ricerca e sviluppo, la forte spinta industriale e la diffusione
hanno consentito di realizzare progressi straordinari rendendo
le tecnologie sempre più competitive e di aprire una vera
e propria nuova fase nella produzione energetica mondiale che
porti a sostituire le fonti fossili.
L'Italia è rimasta ai margini di questo scenario che sta
aprendo prospettive pochi anni fa impensabili rispetto alle fonti
energetiche pulite. Considerando la produzione energetica complessiva,
le rinnovabili in Italia tra il 1990 e il 2002 sono passate dal
7,7% all'8,7%. Ma in realtà la quota di rinnovabili vere
e proprie (escludendo il grande idroelettrico e i rifiuti, sulla
cui definizione di "rinnovabilità" si è
scagliata contro anche l'UE) è ferma al 4,6%.
L'Italia sta infatti faticando a seguire il passo dello sviluppo
mondiale che riguarda proprio le fonti rinnovabili innovative
(come il solare e l'eolico), quelle per le quali le prospettive
di crescita sono più consistenti e il cui ruolo è
oggi più significativo nella direzione di ridurre la dipendenza
dal petrolio e le emissioni climalteranti come stabilito dal Protocollo
di Kyoto. Senza una chiara inversione di tendenza nelle politiche
che riguardano il settore energetico, che punti sul rilancio delle
fonti rinnovabili e sulla riduzione dei consumi, sarà impossibile
invertire la crescita delle emissioni di CO2.
Il 16 Febbraio 2005 sarà una data storica, perché
entrerà definitivamente in vigore il Protocollo di Kyoto,
a seguito della ratifica della Russia. Un appuntamento che riguarda
tutti i Paesi Europei, ma soprattutto quelli che hanno aumentato
le proprie emissioni di CO2 - come l'Italia con oltre il 9% in
più rispetto al 1990, invece di una riduzione del 6,5%
- perché nei prossimi anni entreranno in vigore i meccanismi
di verifica e di sanzione nei confronti dei Paesi previsti dal
Protocollo con conseguenze che solo in parte sono state comprese
e valutate da parte del sistema industriale italiano.
Ma soprattutto in assenza di una chiara direzione di marcia i
numeri della nostra bilancia energetica parlano chiaro: sarà
impossibile raggiungere gli obiettivi stabiliti dall'Unione Europea
per il 2010: il 12% di energia prodotta da fonti rinnovabili e
il 22% di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili
(per l'Italia il 25%). Il nostro paese continua ad inseguire,
con difficoltà, il passo della crescita dei consumi. Per
passare dall'attuale 6,6% al 12% per quanto riguarda i consumi
complessivi di energia, e dal 19,4% al 25% per quanto riguarda
la produzione elettrica nel 2010, con gli attuali trend di crescita,
non basteranno né il mercato né tanto meno i provvedimenti
messi in campo dal governo attraverso il recepimento della Direttiva
Europea 2001/77 sulla promozione dell'energia elettrica da fonti
rinnovabili.
I motivi dei ritardi accumulati dall'Italia nella partita delle
energie rinnovabili e nello sviluppo di un sistema energetico
sostenibile sono differenti ma profondamente intrecciati.
In primo luogo manca una chiara scelta strategica di sviluppo
delle fonti rinnovabili, una direzione di politica energetica
e industriale che è la vera differenza tra l'Italia e Paesi
come la Germania, la Spagna, la Danimarca.
Le fonti energetiche pulite sono ancora viste, in larga parte
del mondo imprenditoriale e politico italiano, come un settore
dal ruolo marginale rispetto a quelle che sono le reali esigenze
energetiche del Paese. Le priorità che riguardano il settore
energetico sono altre, sono 31 le nuove grandi centrali per 19mila
MW a fonti fossili già approvate e 76 quelle in corso di
approvazione. Non è stato compreso ancora il ruolo che
le fonti rinnovabili e una politica energetica che punti sulla
riduzione dei consumi e sull'efficienza, possono avere nel realizzare
un sistema energetico moderno, pulito, indipendente dall'estero.
Per questo continua una situazione di difficoltà, di mancanza
di certezze per le imprese del settore nel nostro Paese, con procedure
per l'approvazione dei progetti incredibilmente complesse e lunghe
sia per gli impianti eolici che per quelli solari, con costi di
allaccio ancora altissimi per la generazione distribuita nel territorio,
ma anche incertezza per i cittadini e le imprese che vogliono
investire, che devono inseguire bandi regionali diversi nei tempi,
nei contenuti, nelle forme di cofinanziamento. La conseguenza
è che l'eolico cresce a ritmi lentissimi (100MW l'anno)
e molte Regioni lo hanno di fatto bloccato, che il solare fotovoltaico
in Italia è una realtà sperimentale più che
industriale, che persino la tecnologia più semplice e a
portata di mano da parte dei cittadini come il solare termico
ci vede indietrissimo rispetto a Paesi come la Grecia o l'Austria.
Il processo di trasferimento dei poteri in materia energetica
alle Regioni ha aumentato ritardi e problemi, aperto nuovi conflitti
di competenze e promosso un dibattito che ricalca gli stessi errori
di quello nazionale. Con piani regionali che puntano a conseguire
l'autonomia energetica rispetto al fabbisogno territoriale; che
invece di ragionare di politiche e interventi innovativi di sostituzione
delle centrali più inquinanti con fonti rinnovabili e aumento
dell'efficienza in uno scenario generale, prevedono decine di
progetti di nuove centrali a ciclo combinato.

|
| |
|
|
|
![]() |
|
|
| Natura
in Puglia
di
M.Trolli
Gli
uccelli, i paesaggi, i fiori, gli animali
della nostra Puglia in centinaia di
schede ed immagini originali
|
| PARCO
DELL'OFANTO

|
| PARCO
DELL'ALTA MURGIA
|
| NATURA NELLA SESTA PROVINCIA
BAT
I
principali siti di interesse naturalistico
|
| I
PARCHI E LE AREE PROTETTE DELLA PUGLIA
|
| |
|
|
|

|
|

|
| ...tutti i link |
|
|

|