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stampa Legambiente: "Dare subito inizio all'iter per il deitto
ambientale nel codice penale"
Raccolta
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Rifiuti
S.p.A., radiografia dei traffici illeciti
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Comuni ricicloni 2004 
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La
parola agli esperti..., ...ed ai fatti
Emergenza
Rifiuti
L'emergenza rifiuti è tornata prepotentemente alla ribalta.
Per Legambiente le vertenze su questo tema e l'impegno per cercare
di trovare le soluzioni possibili sono state sempre al centro
del nostro impegno.
Pubblichiamo un dossier sui rifiuti di Legambiente che contiene
i seguenti articoli:
Il modello dei consumi, di Massimo Serafini
Uscire dall'emergenza, di Andrea Poggio e Duccio Bianchi (Segreteria
Nazionale Legambiente)
Il caso Campania, di Stefano Ciafani (Coordinatore Ufficio scientifico
Legambiente), Michele Buonuomo (Presidente Legambiente Campania)
Un problema di governo, di Lucia Venturi (Segreteria nazionale
Legambiente)
Nel dossier è inolter presente una rassegna delle principali
vertenze di Legambiente sui rifiuti
Il dossier è disponibile in formato Adobe Acrobat
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Rifiuti
S.p.A., radiografia dei traffici illeciti
E' una ragnatela che sembra quasi avvolgere il nostro Paese, risparmiando
soltanto due regioni (Trentino e Valle d'Aosta). Un vero e proprio
network dove s'intrecciano interessi e attività criminali
che rappresentano una seria minaccia per l'ambiente, la salute
e la sicurezza dei cittadini. La Rifiuti S.p.A., rivelata ormai
nei dettagli grazie alle indagini condotte dalle forze dell'ordine
e in particolare, dal Comando tutela ambiente dell'Arma dei carabinieri,
contende quote sempre più significative di mercato alle
imprese che operano nella legalità. Lucra profitti ingentissimi
e scarica sulla collettività i costi di bonifica delle
aree compromesse dagli smaltimenti illeciti.
Quando dieci anni fa, per la prima volta, venne analizzato il
cosiddetto "ciclo illegale dei rifiuti" (nei dossier
di Legambiente e nel lavoro di ricerca condotto insieme all'Arma
dei carabinieri e all'Eurispes), la realtà che emerge dagli
atti giudiziari poteva essere solo immaginata, o meglio intuita.
Alcune inchieste (a cominciare dall'Operazione Adelphi, coordinata
dalla Procura di Napoli) avevano aperto degli squarci in un fenomeno
allora tutto da esplorare. Ma era perfettamente comprensibile,
dieci anni fa, lo stupore dei magistrati che raccolsero le prime
dichiarazioni del collaboratore di giustizia Nunzio Perrella,
del clan Perrella - Puccinelli, di Napoli: la "monnezza"
per la camorra era diventata "oro".
Oggi quel lavoro di ricerca, analisi e denuncia trova puntuali
riscontri nelle decine di indagini giudiziarie avviate dopo l'entrata
in vigore dell'art. 53 bis del decreto legislativo 22/97, il cosiddetto
decreto Ronchi. Aver previsto, come ha fatto saggiamente il legislatore,
sanzioni adeguate per chi organizza i traffici illegali di rifiuti
nel nostro Paese e, allo stesso tempo, strumenti efficaci d'indagine
per chi deve contrastarli, sta dando i suoi frutti. E l'Italia,
in questo specifico e delicato versante della lotta all'ecomafia
e ai fenomeni di criminalità ambientale, costituisce un
esempio, in Europa e non solo. I fenomeni criminali che vengono
analizzati in questo dossier, realizzato da Legambiente in collaborazione
con il Comando tutela ambiente dell'Arma dei carabinieri, non
rappresentano, infatti, una "esclusiva" del nostro Paese.
Come hanno già evidenziato ricerche condotte in sede europea
e contributi elaborati dall'Europol, i traffici illegali di rifiuti,
soprattutto quelli pericolosi, hanno una dimensione internazionale,
si registrano in altri Paesi dell'Unione, hanno diramazioni verso
Est, raggiungono, con i loro terminali, l'Africa e l'Asia.
Quella della Rifiuti S.p.A., insomma, è per molti aspetti
un'impresa globale, che in Italia ha raggiunto dimensioni rilevanti
sia per ragioni strutturali (il ben noto deficit di impianti di
trattamento e smaltimento) sia per la convergenza d'interessi,
soprattutto nel nostro Mezzogiorno, con le organizzazioni di stampo
mafioso. Ma che può essere oggi fotografata con puntualità
e precisione, a differenza di quanto accade in altri Paesi, anche
perché dieci anni fa è iniziato un lavoro, appassionato
e rigoroso. Che ha visto insieme (anche questa è una peculiarità
positiva del nostro Paese) un'istituzione prestigiosa qual'è
l'Arma dei carabinieri, presente in maniera capillare su tutto
il territorio nazionale, e un'associazione ambientalista anch'essa
fortemente radicata nel territorio, come Legambiente.
Si sono poste così le prime basi di quel "sistema
della legalità organizzata", come l'ha definito efficacemente
Piero Luigi Vigna, Procuratore nazionale antimafia, che vede impegnati
nel contrasto ai fenomeni di criminalità ambientale una
pluralità di soggetti, ovviamente ognuno con le sue specificità
(sostanzialmente tutte le forze dell'ordine, la Procura nazionale
antimafia e un numero crescente di uffici giudiziari, la Commissione
parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti). E' cresciuta,
sempre in questi dieci anni, l'attenzione da parte dei media e,
quindi, la sensibilità dei cittadini. Sono arrivate, e
l'art. 53 bis ne è una dimostrazione concreta, anche le
prime risposte in sede legislativa.
Molto ovviamente, resta da fare. Ottenuti risultati importanti
sul versante investigativo si tratta di "alzare la guardia":
affiancando con più efficacia alle attività di prevenzione
e repressione quelle di monitoraggio e di controllo; responsabilizzando,
più di quanto non avvenga oggi, le imprese produttrici;
dotando il nostro Paese di un vero e proprio sistema integrato
di gestione dei rifiuti. Non mancano, in questo lavoro di ricerca,
proposte concrete (come l'estensione dei provvedimenti di sequestro
e confisca dei beni ai trafficanti di rifiuti o la definizione
di un reato specifico per il traffico di materie radioattive)
che vogliono essere altrettanti contributi al processo di elaborazione
di nuovi strumenti, anche di carattere legislativo, per la tutela
dell'ambiente di fronte a fenomeni di aggressione criminale. Il
più importante dei quali resta, senz'altro, quella introduzione
dei delitti contro l'ambiente nel nostro Codice penale che è
al centro di importanti iniziative (dalle proposte approvate in
sede di Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti
a quelle della Commissione Nordio sulla riforma, appunto, del
Codice penale fino alle decisioni già assunte in sede di
Consiglio d'Europa).
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Comunicato
stampa Legambiente:
"Dare
subito inizio all'iter per il deitto ambientale nel codice penale"
Roma,
28 giugno 2006 Comunicato stampa
RIFIUTI: TRAFFICO ILLECITO IN PUGLIA, 9 ARRESTI
LEGAMBIENTE:
“DARE SUBITO INIZIO ALL’ITER
PER IL DELITTO AMBIENTALE NEL CODICE PENALE”
LA DENUNCIA DELL’ASSOCIAZIONE AMBIENTALISTA:
NEL 2005, IN ITALIA SI CONTANO 14 ARRESTATI (O DENUNCIATI) AL
GIORNO
PER IL BUSINESS DEI RIFIUTI
“Far partire immediatamente l’iter per introdurre
nel codice penale il delitto ambientale equivarrebbe a dare immediatamente
un segnale forte all’illegalità diffusa registrata
negli ultimi anni”. Non ha dubbi Roberto Della Seta, presidente
nazionale di Legambiente, sull’urgenza di portare avanti
l’iter che riguarda il delitto ambientale e che rafforzerebbe
il già efficace 53 bis del decreto Ronchi, dopo aver appreso
dei 9 arresti di questa notte tra Foggia, Bari e Salerno. Al centro
dell'inchiesta una ditta di fertilizzanti. Coinvolti imprenditori
e professionisti fermati dai Carabinieri del Noe di Foggia. Smaltivano
rifiuti ordinari e pericolosi senza trattamento.
Un business in continua crescita quello dei rifiuti che, come
è dimostrato nel Rapporto Ecomafie 2006 di Legambiente,
dal 2004 al 2005 ha visto incrementare le infrazioni nel ciclo
dei rifiuti accertate dalle Forze dell’ordine del +16,5%
(esattamente 4.797 illeciti accertati).
“E la regione in cui si concentra il maggior numero di illeciti
è la Puglia. – aggiunge Francesco Tarantini, presidente
di Legambiente Puglia - La nostra regione ha collezionato 597
infrazioni, pari al 12,4% del totale nazionale! Ma l’allarme
riguarda tutto lo Stivale soprattutto per quanto riguarda quelli
speciali: cresce ancora la quantità di rifiuti pericolosi
(senza comprendere gli inerti da demolizione) di cui viene stimata
la produzione ma non se ne conosce, formalmente, il destino: si
tratta di 18,8 milioni di tonnellate di rifiuti scomparsi, equivalenti
a una montagna con una base di tre ettari e un’altezza di
1.880 metri”.
Più in generale, negli ultimi 12 mesi, più precisamente
dal 31 maggio 2005 ad oggi, sono state arrestate per traffico
illecito di rifiuti 180 persone, ne sono state denunciate complessivamente
533 e sono state 125 le aziende coinvolte; numeri che fanno salire
il bilancio complessivo dell’applicazione dell’art.
53 bis del decreto Ronchi a ben 401 persone arrestate negli ultimi
4 anni, 1.272 persone denunciate, 338 aziende sotto inchiesta.
“Tutti numeri questi, – concludono Della Seta e Tarantini
– che rendono quanto mai chiara l’urgenza di un segnale
che venga dalla politica”.
L’Ufficio stampa
06.86268355-79-99
12/12/2005
- Da
Legambiente Circolo Gaia News:
"
Termovalorizzatore a Borgo Tressanti"
Liberalizzazione energetica e aggressione al territorio.........di
Tonino
Soldo
Il Parco Regionale dell’Incoronata appena istituito, corre
il rischio di morire prima di nascere, a causa delle aggressioni
al territorio da parte di società sia pubbliche che private.
La liberalizzazione del mercato dell’energia comincia produrre
i suoi effetti venefici nella nostra provincia , infatti è
di questi giorni il tentativo di iniziare i lavori per la costruzione
di un termovalorizzatore a Borgo Tressanti alle porte di Foggia,
impedito dalla protesta dagli abitanti di Borgo Tressanti e di
Fonte Rosa che difendono il diritto alla salute , al lavoro, alla
trasparenza e all’informazione. Infatti non si capisce bene
quale sarà il combustibile che alimenterà il termovalorizzatore
se biomasse e o CDR ( Combustibile da Rifiuti) e da dove proverranno,
considerato che le biomasse presenti sul territorio sono assolutamente
insufficienti , il che fa pensare alle balle ecologiche presenti
nell’impianto dell’AMICA e di altre zone.
La deregulation più completa permette il rilascio di autorizzazioni
in territori classificati come desertici, ma che invece vedono
l’agricoltura l’unico sollievo alla disoccupazione
galoppante.
Contemporaneamente da notizie di stampa si apprende che l’AMICA
e l’Amgas stanno elaborando un progetto per la realizzazione
di una centrale per produrre energia elettrica da cosiddette fonti
rinnovabili di potenza di 5/6 megawatt, che utilizzerà
come combustibile il CDR prodotto dalla Daunia Ambiente.
E’ vero che siamo allo studio di fattibilità, ma
prendiamo atto delle intenzioni di farla nascere in un suolo della
zona industriale ASI dell’Incoronata di proprietà
della società Daunia Ambiente.
E si dimenticano che nella stessa area è in dirittura di
arrivo di una Centrale a ciclo combinato, alimentata a gas naturale,
per la produzione di energia elettrica, di potenza pari a circa
400 MWe della FOGGIA ENERGIA S.r.l. , che prevede anche un elettrodotto
380 kV di connessione con la Rete nazionale di trasporto alla
stazione di Foggia, di lunghezza pari a circa 10 km e un gasdotto
di connessione con la rete SNAM in localita' Carapelle, di lunghezza
pari a circa 10 km.
Inoltre è cominciato l’iter per una centrale , che
dovrebbe sorgere nel comune di S.Agata di Puglia, nelle vicinanze
della Centrale Edison di Candela, ed essere alimentata con olio
di palma.
Ancora la centrale Mirant di San Severo ed inoltre i tentativi
di creazione di di discariche di rifiuti non pericolosi ad Ortanova
e San Severo.
A tutto questo bisogna aggiungere l’assalto dei parchi eolici
sul Subappennino e sulla piana di Capitanata, che stanno facendo
diventare invisa ai cittadini una energia pulita.
Da questa analisi è evidente l’accerchiamento del
parco regionale dell’Incoronata, che non può essere
la buona azione che copre tutte le altre manchevolezze.
Che cosa sta succedendo nella provincia di Foggia? E’ un
terreno di conquista da parte di tutte le società, che
hanno come unico obiettivo quello di guadagnare e non si preoccupano
della salute dei cittadini? La classe politica di questo nostro
territorio sembra agire in ordine sparso, senza un minimo di sinergia
e di concertazione; insomma ognuno va per proprio conto anche
se l’istituzione è la stessa.
Il quadro che si sta profilando è allucinante e allora
di quale sviluppo del territorio si parla?
Le contraddizioni della classe dirigente politica sono enormi
perché da un lato spinge per l’agenzia per l’alimentazione
dall’altro si fanno insediare sul territorio una serie di
impianti che sicuramente bene non fanno.
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in Puglia
di
M.Trolli
Gli
uccelli, i paesaggi, i fiori, gli animali
della nostra Puglia in centinaia di
schede ed immagini originali
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