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Emergenza rifiuti

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Rifiuti S.p.A., radiografia dei traffici illeciti

Dossier Comuni ricicloni 2004

Dossier Comuni ricicloni 2005

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Emergenza Rifiuti
L'emergenza rifiuti è tornata prepotentemente alla ribalta. Per Legambiente le vertenze su questo tema e l'impegno per cercare di trovare le soluzioni possibili sono state sempre al centro del nostro impegno.
Pubblichiamo un dossier sui rifiuti di Legambiente che contiene i seguenti articoli:
Il modello dei consumi, di Massimo Serafini
Uscire dall'emergenza, di Andrea Poggio e Duccio Bianchi (Segreteria Nazionale Legambiente)
Il caso Campania, di Stefano Ciafani (Coordinatore Ufficio scientifico Legambiente), Michele Buonuomo (Presidente Legambiente Campania)
Un problema di governo, di Lucia Venturi (Segreteria nazionale Legambiente)

Nel dossier è inolter presente una rassegna delle principali vertenze di Legambiente sui rifiuti

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Rifiuti S.p.A., radiografia dei traffici illeciti

E' una ragnatela che sembra quasi avvolgere il nostro Paese, risparmiando soltanto due regioni (Trentino e Valle d'Aosta). Un vero e proprio network dove s'intrecciano interessi e attività criminali che rappresentano una seria minaccia per l'ambiente, la salute e la sicurezza dei cittadini. La Rifiuti S.p.A., rivelata ormai nei dettagli grazie alle indagini condotte dalle forze dell'ordine e in particolare, dal Comando tutela ambiente dell'Arma dei carabinieri, contende quote sempre più significative di mercato alle imprese che operano nella legalità. Lucra profitti ingentissimi e scarica sulla collettività i costi di bonifica delle aree compromesse dagli smaltimenti illeciti.
Quando dieci anni fa, per la prima volta, venne analizzato il cosiddetto "ciclo illegale dei rifiuti" (nei dossier di Legambiente e nel lavoro di ricerca condotto insieme all'Arma dei carabinieri e all'Eurispes), la realtà che emerge dagli atti giudiziari poteva essere solo immaginata, o meglio intuita. Alcune inchieste (a cominciare dall'Operazione Adelphi, coordinata dalla Procura di Napoli) avevano aperto degli squarci in un fenomeno allora tutto da esplorare. Ma era perfettamente comprensibile, dieci anni fa, lo stupore dei magistrati che raccolsero le prime dichiarazioni del collaboratore di giustizia Nunzio Perrella, del clan Perrella - Puccinelli, di Napoli: la "monnezza" per la camorra era diventata "oro".
Oggi quel lavoro di ricerca, analisi e denuncia trova puntuali riscontri nelle decine di indagini giudiziarie avviate dopo l'entrata in vigore dell'art. 53 bis del decreto legislativo 22/97, il cosiddetto decreto Ronchi. Aver previsto, come ha fatto saggiamente il legislatore, sanzioni adeguate per chi organizza i traffici illegali di rifiuti nel nostro Paese e, allo stesso tempo, strumenti efficaci d'indagine per chi deve contrastarli, sta dando i suoi frutti. E l'Italia, in questo specifico e delicato versante della lotta all'ecomafia e ai fenomeni di criminalità ambientale, costituisce un esempio, in Europa e non solo. I fenomeni criminali che vengono analizzati in questo dossier, realizzato da Legambiente in collaborazione con il Comando tutela ambiente dell'Arma dei carabinieri, non rappresentano, infatti, una "esclusiva" del nostro Paese. Come hanno già evidenziato ricerche condotte in sede europea e contributi elaborati dall'Europol, i traffici illegali di rifiuti, soprattutto quelli pericolosi, hanno una dimensione internazionale, si registrano in altri Paesi dell'Unione, hanno diramazioni verso Est, raggiungono, con i loro terminali, l'Africa e l'Asia.
Quella della Rifiuti S.p.A., insomma, è per molti aspetti un'impresa globale, che in Italia ha raggiunto dimensioni rilevanti sia per ragioni strutturali (il ben noto deficit di impianti di trattamento e smaltimento) sia per la convergenza d'interessi, soprattutto nel nostro Mezzogiorno, con le organizzazioni di stampo mafioso. Ma che può essere oggi fotografata con puntualità e precisione, a differenza di quanto accade in altri Paesi, anche perché dieci anni fa è iniziato un lavoro, appassionato e rigoroso. Che ha visto insieme (anche questa è una peculiarità positiva del nostro Paese) un'istituzione prestigiosa qual'è l'Arma dei carabinieri, presente in maniera capillare su tutto il territorio nazionale, e un'associazione ambientalista anch'essa fortemente radicata nel territorio, come Legambiente.
Si sono poste così le prime basi di quel "sistema della legalità organizzata", come l'ha definito efficacemente Piero Luigi Vigna, Procuratore nazionale antimafia, che vede impegnati nel contrasto ai fenomeni di criminalità ambientale una pluralità di soggetti, ovviamente ognuno con le sue specificità (sostanzialmente tutte le forze dell'ordine, la Procura nazionale antimafia e un numero crescente di uffici giudiziari, la Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti). E' cresciuta, sempre in questi dieci anni, l'attenzione da parte dei media e, quindi, la sensibilità dei cittadini. Sono arrivate, e l'art. 53 bis ne è una dimostrazione concreta, anche le prime risposte in sede legislativa.
Molto ovviamente, resta da fare. Ottenuti risultati importanti sul versante investigativo si tratta di "alzare la guardia": affiancando con più efficacia alle attività di prevenzione e repressione quelle di monitoraggio e di controllo; responsabilizzando, più di quanto non avvenga oggi, le imprese produttrici; dotando il nostro Paese di un vero e proprio sistema integrato di gestione dei rifiuti. Non mancano, in questo lavoro di ricerca, proposte concrete (come l'estensione dei provvedimenti di sequestro e confisca dei beni ai trafficanti di rifiuti o la definizione di un reato specifico per il traffico di materie radioattive) che vogliono essere altrettanti contributi al processo di elaborazione di nuovi strumenti, anche di carattere legislativo, per la tutela dell'ambiente di fronte a fenomeni di aggressione criminale. Il più importante dei quali resta, senz'altro, quella introduzione dei delitti contro l'ambiente nel nostro Codice penale che è al centro di importanti iniziative (dalle proposte approvate in sede di Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti a quelle della Commissione Nordio sulla riforma, appunto, del Codice penale fino alle decisioni già assunte in sede di Consiglio d'Europa).


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Comunicato stampa Legambiente:

"Dare subito inizio all'iter per il deitto ambientale nel codice penale"

 

Roma, 28 giugno 2006 Comunicato stampa


RIFIUTI: TRAFFICO ILLECITO IN PUGLIA, 9 ARRESTI

LEGAMBIENTE:
“DARE SUBITO INIZIO ALL’ITER
PER IL DELITTO AMBIENTALE NEL CODICE PENALE”

LA DENUNCIA DELL’ASSOCIAZIONE AMBIENTALISTA:
NEL 2005, IN ITALIA SI CONTANO 14 ARRESTATI (O DENUNCIATI) AL GIORNO
PER IL BUSINESS DEI RIFIUTI


“Far partire immediatamente l’iter per introdurre nel codice penale il delitto ambientale equivarrebbe a dare immediatamente un segnale forte all’illegalità diffusa registrata negli ultimi anni”. Non ha dubbi Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente, sull’urgenza di portare avanti l’iter che riguarda il delitto ambientale e che rafforzerebbe il già efficace 53 bis del decreto Ronchi, dopo aver appreso dei 9 arresti di questa notte tra Foggia, Bari e Salerno. Al centro dell'inchiesta una ditta di fertilizzanti. Coinvolti imprenditori e professionisti fermati dai Carabinieri del Noe di Foggia. Smaltivano rifiuti ordinari e pericolosi senza trattamento.
Un business in continua crescita quello dei rifiuti che, come è dimostrato nel Rapporto Ecomafie 2006 di Legambiente, dal 2004 al 2005 ha visto incrementare le infrazioni nel ciclo dei rifiuti accertate dalle Forze dell’ordine del +16,5% (esattamente 4.797 illeciti accertati).
“E la regione in cui si concentra il maggior numero di illeciti è la Puglia. – aggiunge Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia - La nostra regione ha collezionato 597 infrazioni, pari al 12,4% del totale nazionale! Ma l’allarme riguarda tutto lo Stivale soprattutto per quanto riguarda quelli speciali: cresce ancora la quantità di rifiuti pericolosi (senza comprendere gli inerti da demolizione) di cui viene stimata la produzione ma non se ne conosce, formalmente, il destino: si tratta di 18,8 milioni di tonnellate di rifiuti scomparsi, equivalenti a una montagna con una base di tre ettari e un’altezza di 1.880 metri”.
Più in generale, negli ultimi 12 mesi, più precisamente dal 31 maggio 2005 ad oggi, sono state arrestate per traffico illecito di rifiuti 180 persone, ne sono state denunciate complessivamente 533 e sono state 125 le aziende coinvolte; numeri che fanno salire il bilancio complessivo dell’applicazione dell’art. 53 bis del decreto Ronchi a ben 401 persone arrestate negli ultimi 4 anni, 1.272 persone denunciate, 338 aziende sotto inchiesta. “Tutti numeri questi, – concludono Della Seta e Tarantini – che rendono quanto mai chiara l’urgenza di un segnale che venga dalla politica”.


L’Ufficio stampa
06.86268355-79-99

 

 

12/12/2005 - Da Legambiente Circolo Gaia News:


"
Termovalorizzatore a Borgo Tressanti"
Liberalizzazione energetica e aggressione al territorio.........di
Tonino Soldo

Il Parco Regionale dell’Incoronata appena istituito, corre il rischio di morire prima di nascere, a causa delle aggressioni al territorio da parte di società sia pubbliche che private.
La liberalizzazione del mercato dell’energia comincia produrre i suoi effetti venefici nella nostra provincia , infatti è di questi giorni il tentativo di iniziare i lavori per la costruzione di un termovalorizzatore a Borgo Tressanti alle porte di Foggia, impedito dalla protesta dagli abitanti di Borgo Tressanti e di Fonte Rosa che difendono il diritto alla salute , al lavoro, alla trasparenza e all’informazione. Infatti non si capisce bene quale sarà il combustibile che alimenterà il termovalorizzatore se biomasse e o CDR ( Combustibile da Rifiuti) e da dove proverranno, considerato che le biomasse presenti sul territorio sono assolutamente insufficienti , il che fa pensare alle balle ecologiche presenti nell’impianto dell’AMICA e di altre zone.
La deregulation più completa permette il rilascio di autorizzazioni in territori classificati come desertici, ma che invece vedono l’agricoltura l’unico sollievo alla disoccupazione galoppante.
Contemporaneamente da notizie di stampa si apprende che l’AMICA e l’Amgas stanno elaborando un progetto per la realizzazione di una centrale per produrre energia elettrica da cosiddette fonti rinnovabili di potenza di 5/6 megawatt, che utilizzerà come combustibile il CDR prodotto dalla Daunia Ambiente.
E’ vero che siamo allo studio di fattibilità, ma prendiamo atto delle intenzioni di farla nascere in un suolo della zona industriale ASI dell’Incoronata di proprietà della società Daunia Ambiente.
E si dimenticano che nella stessa area è in dirittura di arrivo di una Centrale a ciclo combinato, alimentata a gas naturale, per la produzione di energia elettrica, di potenza pari a circa 400 MWe della FOGGIA ENERGIA S.r.l. , che prevede anche un elettrodotto 380 kV di connessione con la Rete nazionale di trasporto alla stazione di Foggia, di lunghezza pari a circa 10 km e un gasdotto di connessione con la rete SNAM in localita' Carapelle, di lunghezza pari a circa 10 km.
Inoltre è cominciato l’iter per una centrale , che dovrebbe sorgere nel comune di S.Agata di Puglia, nelle vicinanze della Centrale Edison di Candela, ed essere alimentata con olio di palma.
Ancora la centrale Mirant di San Severo ed inoltre i tentativi di creazione di di discariche di rifiuti non pericolosi ad Ortanova e San Severo.
A tutto questo bisogna aggiungere l’assalto dei parchi eolici sul Subappennino e sulla piana di Capitanata, che stanno facendo diventare invisa ai cittadini una energia pulita.
Da questa analisi è evidente l’accerchiamento del parco regionale dell’Incoronata, che non può essere la buona azione che copre tutte le altre manchevolezze.
Che cosa sta succedendo nella provincia di Foggia? E’ un terreno di conquista da parte di tutte le società, che hanno come unico obiettivo quello di guadagnare e non si preoccupano della salute dei cittadini? La classe politica di questo nostro territorio sembra agire in ordine sparso, senza un minimo di sinergia e di concertazione; insomma ognuno va per proprio conto anche se l’istituzione è la stessa.
Il quadro che si sta profilando è allucinante e allora di quale sviluppo del territorio si parla?
Le contraddizioni della classe dirigente politica sono enormi perché da un lato spinge per l’agenzia per l’alimentazione dall’altro si fanno insediare sul territorio una serie di impianti che sicuramente bene non fanno.

 

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